Una piroetta ideologica che, resa palese ieri, in realtà parte da lontano. Senza arrivare agli ideali del socialismo riformista sposati nella sua giovinezza politica, già ad aprile del 2008 caduto il governo Prodi e alla fine della campagna elettorale Tremonti aveva esposto più o meno lo stesso concetto: «Difendo la logica del posto fisso. La nostra tradizione è questa. Non accetto un mondo dove la precarietà è segno di modernità». Insomma il cambiamento era allora in nuce. Ma già condensato nel suo manifesto ideologico racchiuso nel libro: «Paura e Speranza. Europa la crisi globale che si avvicina e la via per superarla» giusto in quei momenti uscito nelle librerie italiane. Allora lo tsumani finanziario era appena cominciato negli Stati Uniti e in pochi capivano cosa sarebbe accaduto in Europa.
E allora le tesi di Tremonti sulla necessità di etica e di regole nell'economia suonavano ancora come meri esercizi intellettuali. Oggi le sue illuminazioni non sono più guardate con scetticismo. E per un motivo semplice. Nel frattempo a indicare la strada a un nuovo modello di economia è arrivata l'enciclica di Benedetto XVI «Caritas in Veritate». Una prosecuzione ideale e aggiornata della dottrina sociale della chiesa iniziata da Leone XIII nel 1891 con la Rerum Novarum e seguita dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Così il disegno che oggi ispira l'azione del ministro Tremonti trova un'ancora ideologica Oltretevere, un punto di riferimento che nella crisi dei valori della società moderna, può rappresentare una proponibile «terza via». Nulla accade per caso. I segnali di una saldatura tra la filosofia politica del ministro e il Vaticano sono ancora sottotraccia ma evidenti se considerati nel loro insieme.
Non è un caso ad esempio che l'ispiratore dell'ultima enciclica papale sia stato un economista vicino al ministro dell'economia come Ettore Gotti Tedeschi, banchiere rappresentante in Italia dello spagnolo Santander e fresco di nomina alla presidenza di quell'Istituto per le Opere Religiose, lo Ior, la banca vaticana che dopo aver attraversato zone grigie nella sua gestione e aver fatto della riservatezza bandiera gestionale, promette con il passaggio di consegne di aprirsi all'esterno e fare della trasparenza lo strumento per adempiere la sua missione di sostegno economico al clero e alla comunità cattolica in senso lato. Lo stesso Gotti Tedeschi poi è da poco entrato nel cda della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Un pachiderma bancario pubblico che «dorme» su una massa di 100 miliardi di euro raccolti attraverso le Poste e utilizzati finora per assicurare mutui a tassi convenienti agli enti locali. Missione lodevole ma insufficiente. Ecco che ancora una volta le parole della dottrina sociale sono potenzialmente in grado di modificare la realtà. E Tremonti diventa braccio operativo di un progetto ambizioso: trasformare la Cdp nel serbatoio finanziario per l'economia reale. Quella snobbata da una certa finanza autoreferenziale.
Ma costituita dalle piccole e medie imprese alla canna dell'ossigeno che chiedono fidi e che ottengono solo cortesi «no» allo sportello. Economia reale. Persone. Famiglie. Gente che vive del proprio lavoro. A questo segmento della società italiana guarda la Chiesa e Tremonti, in cuor suo, si candida a guidare l'azione politica per aiutarla. I sindacati sono già al suo fianco.
Fonte: IL TEMPO.IT
Filippo Caleri
20/10/2009
Tremonti e la scoperta dell'acqua calda....
....e con questa dichiarazione,mi sà che lui se l'è giocato ...IL POSTO FISSO!
Ma chi sa se la vita somiglia
al fanciullo che corre lontano ...
(Sandro Penna)
Questo è un post di denuncia.
La denuncia della mia profonda indignazione, cresciuta e consolidata nel tempo, oggi è giunta al culmine e non può più essere taciuta.
Pochi, forse, leggeranno le mie parole, ma serviranno comunque a gettare tutto il veleno che mi porto dentro da anni di vita in questa abominevole città dispotica.
Messina è una città bellissima, si stende sorniona tra mare e monti della bella isola che greci, normanni, turchi, persiani, romani, austriaci, finanche gli americani e i libici avrebbero voluto per sé: la Sicilia.Il sole splende per 300 giorni l'anno, il clima è mite, il paesaggio rigoglioso le risorse abbondanti.....le note dolenti arrivano quando si cerca di descriverne gli abitanti ed in particolare, quelli delle classi più abienti che gestiscono, manipolano, condizionano e sfruttano l'esistenza della restante parte della popolazione.
Dopo 30 anni vissuti, barcamenandomi tra i labirinti ciechi della messinesità, che troppo spesso ha minacciato di inglobarmi; ho imparato a riconoscere, evitare e condannare i greti lati oscuri e mafiosi del nostro menage cittadino; in qualche modo, nella grande fortuna che mi è capitata in ambito professionale, mi sono adattata al desolante “è così, non possiamo far niente per cambiare le cose”, ripetuto all'infinito e mai, MAI digerito.
Adesso BASTA! Devo, voglio fare qualcosa per liberarmi da questo veleno che intossica la mia mente da tropo tempo, qualcosa che forse rimarrà inascoltato, che forse resterà solo ciò che è : uno sfogo, ma che per qualche ora mi farà respirare di sollievo. Giusto solo qualche ora, finchè non mi ritufferò tra le strade assolate e tra i “è così, non possiamo far nulla per cambiare le cose”.
Io vivo in una città in cui, i commercianti, nella loro infinita arroganza, si abrogano il diritto di decidere della vita dei loro dipendenti, anche nei particolari più intimi, negandogli i diritti fondamentali di esseri umani.
Io vivo in una città dove i dipendenti sono costretti a tornare indietro la metà della loro paga, una volta scambiato l'assegno di stipendio rilasciato dal loro datore di lavoro;
io vivo in una città dove i contratti di apprendistato vengono rinnovati all'infinito, anche dopo il superamento dell'età limite e dove i dipendenti assunti part time sono costretti a lavorare full time, senza ferie, senza riposo settimanale, firmando tredicesime e quattordicesime che non percepiscono;
io vivo in una città dove l'unione commercianti decide all'unanimità l'apertura incondizionata degli esercizi commerciali,anche nei giorni festivi,per tutto l'anno ma non effettuano turnazioni fra i dipendenti, che sono così costretti a lavorare tutto il giorno, tutti i giorni, 7 giorni su 7;
io vivo in una città dove l'unione commercianti aveva proposto l'apertura degli esercizi persino il giorno del Santo Natale ed è dovuto intervenire il vescovo per dissuaderli;
io vivo in una città dove l'iscrizione ad un sindacato equivale INEQUIVOCABILMENTE ad una condanna al licenziamento;
io vivo in una città dove un dipendente che lavora per più di 9 ore al giorno, percepisce al massimo 800 euro al mese;
io vivo in una città dove un famoso imprenditore che gestisce alcuni punti vendita di una famosa catena alimentare , in fase di colloquio presenti un contratto a tempo indeterminato, con benefici e diritti di legge e poi, in fase di firma,presenti un contratto a tempo determinato di 4 mesi, part time ma faccia rispettare poi, orari da full time, con due festivi lavorativi al mese e nessun riposo settimanale; che pretenda, pena inficiamento della pratica di assunzione, la firma di scritture private,in cui il futuro dipendente si assume tutta la responsibilità di eventuali sanzioni da controlli sanitari o fiscali derivanti da proprie inadempienze e poi non fornisca il materiale adatto per cui le norme di legge possano essere rispettate, comprese le attrezzature finalizzate alla sicurezza contro gli infortuni sul posto i lavoro; consegni un tesserino da timbrare in entrata e in uscita per determinare eventuali straodrinari e poi ne pretenda il timbro in orari precisi costringendo il dipendente a lavorare oltre l'orario di chiusura.
Io vivo in una città dove la responsabile di un esercizio commerciale di una nota catena nazionale di abbigliamento per bambini, pretenda dalla futura dipendente, pena l'inficiamento della pratica di assunzione, la firma di una scrittura privata in cui una giovane donna che chiede solo il rispetto del suo diritto a lavorare, si impegni a dimettersi spontaneamente nel caso in cui si trovi in stato di gravidanza.
Io vivo in una città dove si preferisce non assumere gli extracomunitari o gli stranieri, perchè pretendono i loro diritti, denunciano i comportamenti fuori legge e sono soggetti a controlli più severi da parte delle istituzioni. Io vivo in una città dove “ se vuoi lavorare è così, altrimenti te ne vai”; io vivo in una città dove “se te ne vai, ne trovo altri dieci e li pago di meno”; dove le istituzioni aspettano denunce nominative per intervenire e dove i controllori si lasciano corrompere con qualche sconto sulla merce acquistata,
io vivo in una città dove non c'è spazio per l'onestà,
dove la dignità non paga,
dove non c'è posto per chi non vuole sottomettersi,
dove chi si ribella non ha futuro,
dove chi denuncia non lavora più,
nenche in nero.
Io vivo in una città dove si vuole realizzare l'opera d'ingegneria più innovativa di tutta Europa
ma non si riesce a garantire il rispetto del primo articolo della Costituzione Italiana,
il fondamento della Nostra Repubblica,
della nostra bella incravattata società Democratica!
Una sola parola.....
VERGOGNA!